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Registrare correttamente i files audio nel broadcast professionale

I files audio di un registratore a presa diretta sono leggermente differenti da quelli memorizzati nei nostri CD, ma in cosa consiste questa differenza?

In questo post parleremo della generazione dei files audio nei nostri registratori, quando il nostro materiale audio dovrà soddisfare le esigenze del broadcast professionale, televisivo e cinematografico.

WAVE & BWAVE

Dicevamo che files che i nostri registratori per la presa diretta generano, sono leggermente differenti da quelli che trovereste su un CD, ad esempio.

In entrambi i casi sono files wave ma quelli generati dal registratore sono nello specifico BWAVE (broadcast wave file). Sono sempre file non compressi di tipo PCM, ma i BWAVE hanno una frequenza di campionamento ed una quantizzazione differenti. Specificatamente 48Khz di frequenza di campionamento e 24bit di profondità di quantizzazione.

Questi due dati sono uno standard internazionale che l’AES (Audio Engineering Society) ha stabilito da altre 10 anni. Dovrete sempre generare files con queste caratteristiche perché i montatori si aspetteranno questi standard al momento dell’importazione e in fase di post-produzione. Proviamo però a capire cosa significano questi due valori. Per capirlo dobbiamo comprendere alcuni aspetti del suono in sé e del campionamento digitale.

audio engineering society broadcast

Suono

Un suono in quanto tale (qualunque sia la fonte di provenienza), avrà una sua durata temporale (e questo semplice concetto non richiede certo spiegazioni) ed una sua ampiezza dinamica. Il concetto di ampiezza si collega a quello di GAMMA DINAMICA ovvero il range nel quale un essere umano medio può percepire quello stesso suono.
Senza addentrarci troppo nello specifico (sarebbe impossibile esaurire l’argomento nello spazio di questo post), possiamo dire che l’uomo ha un range dinamico di circa 120dB SPL: range che va dallo 0, ovvero non sento nulla; a 120, ovvero un rumore insopportabilmente alto.

files audio decibel scala range udito

Campionamento

L’ampiezza rappresenta quindi il valore istante per istante di un suono rispetto alla scala del range dinamico prima descritta.

Quando registreremo il nostro suono sul registratore compiamo una trasduzione ovvero trasformiamo quel fenomeno fisico che è il suono in un dato digitale. Cioè lo campioniamo come si dice in gergo.
lo trasformiamo in una serie di bit rappresentati da solo due numeri: 0 e 1.

Una lunghissima serie di 0 e 1 per semplificare.

binary dsp 10 io files audio

Tutti noi sappiamo che abbiamo bisogno di hard disk per conservare i nostri files e che questi ultimi occuperanno un determinato spazio su quegli hard disk. Poiché però ogni suono ha una natura continua nel tempo e nell’ampiezza (immaginate una retta come descritta dalla geometria delle scuole medie…), non possiamo trasformare ogni suo punto in un dato digitale (le rette sono formate da infiniti punti, ricordate il professore/ressa?), non basterebbero tutti gli hard disk esistenti!

Ecco allora spiegati i concetti di frequenza di campionamento e di quantizzazione.

La frequenza di campionamento rappresenta il numero di volte al secondo in cui il registratore decide di “ascoltare” e convertire quel suono. Rappresenta cioè il dato del tempo. Dire quindi 48khz (o 48000hz) significa che ogni secondo di quel suono viene diviso in 48000 istanti e vengono registrati solo quei 48000. E il numero 48000, che sembra enorme, è sempre più piccolo di infinito vi pare?

Quantizzazione

La quantizzazione rappresenta lo stesso problema ma concerne il concetto di ampiezza del segnale. Anche l’ampiezza è per sua natura continua. Un suono si evolve, non termina in un istante secco. Immaginate un urlo: avrà un inizio e poi scenderà ed ogni suo cambio di ampiezza è rappresentabile da una linea, un’onda, anch’essa composta da infiniti punti (come ci ricorda il nostro professore/ressa delle scuole medie!).
Non avendo quindi la possibilità di conservare infiniti valori il nostro registratore ne considera solo un certo numero prefissato e se quel suono che registriamo, in un certo istante, avrà un valore non compreso in quelli prefissati pazienza! Il registratore gli affiderà il valore più vicino.

Il numero di questi valori prefissati viene indicato in bit. Questi bit sono collegabili direttamente con i valori della scala di gamma dinamica di cui abbiamo parlato prima. Ogni singolo bit rappresenta circa 6dB di quella scala. 24 bit quindi sono teoricamente in grado di coprirla tutta (6×24= 144 quindi superiore a 120).

Per oggi un saluto e la prossima volta parleremo ancora di come si crea e registra correttamente il nostro suono. Stay tuned!

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Simone Costantino AITS

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